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...siamo arrivati in Brasile nell'ottobre 2007, famiglia numerosa perche' abbiamo quattro figli, l'ultima nata qui in Sao Paulo; innamorati a tal punto di questo paese che non vorremmo mai piu' lasciarlo abbiamo pensato di trasmettere le nostre esperienze anche a voi...

venerdì 5 marzo 2010

La vita dei bambini nelle favelas





Di solito, quando si parla dei bambini delle favelas, si pensa ai bambini di strada. Nei grandi centri urbani del Brasile, come Rio de Janeiro, São Paulo, Salvador e Fortaleza ci sono anche i bambini di strada, meninos/meninas de rua, ma non vivono nelle favelas, sono bambini abbandonati, senza casa che vivono nelle parti urbanizzate di queste grandi città, che escogitano stratagemmi per sopravvivere e sniffano colla per allontanare la fame.
Oppure i bambini delle favelas sono spesso associati al fenomeno della prostituzione minorile. Certamente anche a Rio, Salvador e Fortaleza la piaga della prostituzione minorile è presente, ma non nelle favelas, bensì nelle zone turistiche, quali il lungo mare di Copacabana, e le orle marittime di Salvador e Fortaleza.
I bambini del morro, cioè i bambini delle favelas - in quanto le favelas sono per la maggior parte costruite sulle colline, morro - vivono un altro dramma, sconosciuto al mondo occidentale e alla stampa internazionale e trascurato dal governo sia federale che regionale. Si tratta del coinvolgimento dei bambini nelle guerre per il controllo territoriale del traffico della droga conteso tra le diverse fazioni, quali il Comando Vermelho, Terceiro Comando e Amigos dos Amigos.
Stiamo parlando di migliaia di bambini coinvolti in qualità di: soldado, olheiro (osservatori/guardiani), fogueteiro (sentinelle), mensageiro, vapor (venditori) e perfino donos de boca (capi banda).
È sconcertante notare come a poche centinaia di metri dai quartieri benestanti di queste grandi città, esista un altro mondo, dove gli adolescenti fanno la guerra con kalasnikov e bazooka. Due mondi che si sfiorano ma radicalmente diversi. Due realtà che si mischiano solamente, quando la ricca borghesia si avventura nelle favelas per comprare una dose di “vita artificiale”: cocaína, marijuana e crack, la più devastante delle droghe, dietro il cui commercio si cela una guerra che dal 1987 a oggi ha sottratto la vita a piu di 5.000 bambini. È una guerra giornaliera combattuta dagli adolescenti che uccide piú bambini di quelli che muoiono nella maggior parte dei conflitti riportati nei notiziari televisivi; vittime delle guerre tra i vari commando della droga o con la polizia; uccisi per non avere rispettano gli ordini dei loro superiori, e in molti casi vittime innocenti colpite a morte da pallottole di rimbalzo o ammazzati durante le incursioni e le esecuzioni sommarie della polizia. È importante dire che i bambini che crescono nella situazione di povertà delle favelas, hanno accesso a una istruzione e assistenza sociale di dubbia qualità, a limitatissime opportunità professionali, vivono in situazioni familiari difficilissime e soprattutto mancano loro modelli positivi. Un elevato numero di questi adolescenti - cresciuto senza la figura del padre, o perchè il padre è in prigione o in quanto figli di ragazze madri. Nella maggior parte dei casi, la ragione per la quale si decide di essere coinvolti nel traffico della droga è dovuta alla mancanza di alternative. Queste bambini non sono obbligati, accettano e cercano di essere coinvolti perchè non dispongono di altre opportunità professionali,di sviluppo sociale e di modelli da seguire. Sono i donos de boca (manager locali del traffico della droga) che si fanno da esempio. Lavorare per loro vuol dire guadagnare facilmente e avere un arma in mano quello che basta per ottenere il rispetto di tutta la comunità. È importante far notare che i donos hanno anche un importantissimo ruolo nella favela nell´assicurare ordine e sicurezza. Nelle favelas, infatti, stupri e furti sono quasi inesistenti, grazie all´ordine garantito dai donos, in quanto rappresenterebbero un disturbo ai loro traffici. Allo stesso tempo sostengono anche
la vita sociale delle loro comunità organizzando feste ed eventi goliardici.
Tutto questo in cambio del loro silenzio. Essere coinvolti è semplice, incomincia con una offerta del tipo “ti do venti dollari (40 reais) se porti questa busta a quella persona laggiù”, oppure “ti do venti dollari se controlli se arrivano dei poliziotti e nel caso in cui li vedi arrivare, fai partire un fuoco d´artificio”. Si inizia a lavorare come olheiro o fogueteiro (sentinelle), in seguito si diventa soldado e in alcuni casi si può diventare addirittura dono. Si guadagna bene, permettendo non solo di sfamare le loro famiglie ma anche di poter comprare le « nike » e impressionare le ragazze quando si va ai baile funk. È drammatico sapere che tanti di questi ragazzi non vogliono lasciare il proprio « lavoro ». Un elevatissimo numero di adolescenti si trova ad avere già due bambini con due ragazze diverse. In alcuni casi concepiti “giocando al trenino” tanto di moda durante i baile funk, dove rapporti sessuali senza protezioni, si alternano alle danze e alle canzoni che invitano a stupri e lotte mortali.
Trasmesso recentemente alla televisione cidade de deus,il film Cidade de Deus, tratta proprio di questa problematica - i bambini coinvolti nella violenza armata organizzata. Cidade de Deus, prende il nome da una delle favelas di Rio e, a detta degli stessi bambini delle favelas, descrive in modo estremamente realistico la vita di questi ragazzi, il commercio della droga, la corruzione generalizzata della polizia, le esecuzioni sommarie, i combattimenti, la mancanza di alternative, e il rapporto particolare con la morte. E come già detto, il rischio di morire per questi bambini è altissimo. Ho saputo recentemente che questa problematica fortunatamente non è stata dimenticata dalle organizzazioni non governative, in particolare dall´organizzazione Viva Rio, che da diversi anni lavora con questi bambini com l´obbiettivo di trovare delle iniziative e misure per migliorare la protezione di bambini coinvolti in questa piaga.
Al fine di arginare il fenomeno, occorre proprio offrire ai bambini delle favelas un modello di vita e opzioni professionali alternative per farli uscire dal rischio di cadere nel traffico mortale della droga. Per ultimo, il mio desiderio è che questi bambini non fossero dimenticati dall´abbraccio che la famosa statua del Cristo Redentore costruito sulla cima del Corcovado regala a tutta la città di Rio e a tutto il Brasile.

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